giovedì 11 dicembre 2008

La messa in piega del cavaliere

Oggi leggo: l'Italia, secondo l'indice CCPI (Climate Change Performance Index), è al quarantaquattresimo posto fra i 57 paesi che producono il 90% dell'anidride carbonica mondiale. Che cosa diavolo è il CCPI, ci si chiederà? E' un indicatore di quello che uno stato fa per "pulire" la propria produzione energetica, composto di tre blocchi combinati, caratterizzati da diverso peso specifico:
  • trend di emissioni, e cioè quanto sono variati (rispetto al 1990) i livelli di emissione di CO2 per i settori di produzione energetica, trasporti, residenziali ed industria: un resoconto del passato prossimo per l'emissione CO2 (peso: 50%)
  • livelli di emissione, e cioè qual è l'attuale emissione di CO2, il punto di partenza a cui applicare una politica energetica: un occhio al presente dell'emissione CO2 (peso: 30%)
  • politiche climatiche, nazionali ed internazionali, e cioè cosa ha intenzione di fare lo stato in questione: uno sguardo al futuro dell'emissione CO2 (peso: 20%)
Vabeh, insomma, dal sito sul CCPI sono scaricabili i pdf e se si vuole ci si può documentare. L'Italia, in questo ranking di aspiranti virtuosi, è quarantaquattresima, a sole cinque posizioni dalla Cina (posizione 49). Gli Stati Uniti sono quasi in fondo (posizione 58), mentre il (prevedibile) fanalino di coda è rappresentato dall'Arabia Saudita. Curioso come le prime tre posizioni, e cioè il podio dei virtuosi, siano vuote, perchè "no country is doing enough to prevent dangerous climate change" (risciaquando nell'arno: nessuno si impegna abbastanza).
Ma torniamo a noi: ricordo qualcuno, qualcuno di destra, tuonare sul fatto che non possiamo fare tutto noi europei, per salvare il clima, quando Cina e USA continuano a farsi i cavoli propri. La verità, secondo il CCPI, è che Italia e Cina sono molto simili, quanto a disinteresse per i "dangerous climate change". Ma c'è di più: se ipotizziamo di tralasciare i contributi di passato prossimo e presente, l'Italia ha uno dei più bassi indici "politiche climatiche" nel gruppo, di sicuro ben più basso dell'indice cinese. Quindi: la Cina ha sì un pregresso di emissioni importante, ma si sta impegnando molto più di noi per cambiare. Fichissimo. Meraviglioso.
Gli USA sembrano peggio di noi anche quanto a indice "politiche climatiche", per fortuna (dai che non siamo ultimi). Poi stamane leggo del nuovo ministro dell'energia scelto da Obama, tale Steven Chu, "autorità accademica in materia di ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili". Nomina opposta alle scelte di Bush, che vedeva più adatta gente legata alle grandi compagnie petrolifere. Questo significa, probabilmente, speriamo, che l'anno prossimo l'indicatore "politiche climatiche" USA registrerà un incremento, magari un'impennata. Fichissimo. Meraviglioso.
Ma non si tema: il belpaese è in piena corsa, il nostro illuminato governo è teso a recuperare il gap che si è formato. Solo, con calma, perchè diamine, ci sono ben altri problemi, vero signor premier? La frase del giorno è: "Trovo assurdo parlare di emissioni quando c'è una crisi in atto. E' come se chi ha la polmonite pensa di farsi la messa in piega" (qui o qui, se si preferisce).
Assurdo, già. E quindi ecco la strategia di Silvio nei confronti della 20-20-20, oggetto di confronto, oggi, a Bruxelles: il veto, ovvero una delle tattiche preferite dal nostro premier, il muro contro muro (aridaje). Nonostante ci siano segnali di apertura nella nuova bozza del pacchetto clima, di avvicinamento alle esigenze dei paesi più lontani dall'obiettivo (e cioè, si noti bene, i paesi dell'ex blocco comunista: l'Italia si aggiungerebbe solo per l'innato spirito aggregativo di quel burlone del premier).
Che dire: chiedo solo che a Bruxelles il cavaliere condisca il suo secco e motivato no con qualche pernacchio o ulteriori frasi spiritose (magari dileggiando proprio il CCPI), dopo di che aspetto con ansia che l'Italia si avvii risolutamente verso la dipendenza totale da idrocarburi. E rimane la ciliegina sulla torta: una quindicina di centrali nucleari di cui una sul punto medio del ponte sullo stretto. Fichissimo. Meraviglioso.

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