venerdì 12 dicembre 2008

Marta sui Tubi @ Circolo Artisti

2008-29-11

Fuori continua a piovere, i fiumi esondano, l'assurdo ha le fattezze di una donna intrappolata nella sua macchina sotto quattro metri d'acqua, alle porte di Roma, oppure ha le parole tristi di un articolo sulla condizione difficile dei dipendenti e manager Alitalia nel momento del passaggio a CAI.

In questi momenti si sente acuto il bisogno di un flash back.

I Marta

I Marta sui Tubi sono essenzialmente due (ovvero i due individui che un bel giorno si incontrarono per discutere di Marta in un luogo pieno di tubi) : Giovanni Gulino e Carmelo Pipitone. Sicililani, si formano a Bologna, e poi iniziano a produrre musica per chitarre acustiche e voci a mitraglia, pubblicando un capolavoro come "Muscoli e dei" e un secondo lavoro divertente ma meno inarrivabile, "C'è gente che deve dormire" (sembra che il nome sia tratto dai commenti dei vicini di casa dei nostri nel periodo di germinazione dell'opera). Dall'intenso periodo della prima turnè in giro per la penisola si dotano di membro aggiunto-ma-stabile, ovvero il batterista Ivan Paolini.
La popolarità del duo-trio cresce rapidamente, tanto che il terzo-ma-difficile album diventa un evento da attendere col fiato sospeso, materializzandosi sotto il titolo "Sushi&coca" questo settembre (pur essendo pronto da tempo: sembra che i nostri volessero evitare di saturare il mercato, avendo pubblicato un dvd live ad inizio anno).
"Sushi&coca" è puro Marta sound, con un cantato veloce e nevrotico, cambi tempo diffusi, ballate romantiche a la "alex britti indie" e pezzi che sembrano tratti dal repertorio di un giullare contemporaneo. Forse un filo superiore al predecessore, di sicuro meno fenomenale del primo lavoro, meno farcito di instant classics. Il mio problema con i Marta è che non capisco mai se ci sono o ci fanno. Perchè sì, Gulino è bravo, trova parole e melodie davvero azzeccate, ma le sue canzoni sembrano un frullatone di belle frasi, di ritornelli accattivanti costruiti ad hoc, col fine di rimanere in testa piuttosto che con la voglia di comunicare qualcosa di sè.
Poco male, se il risultato continua ad avere questa qualità, e dopo tutto la musica può essere valida anche limitandosi ad intrattenere, ma l'impressione è che, se volessero dare un maggior peso specifico ai loro prossimi album, i Marta arriverebbero a produrre qualcosa di grande con la g maiuscola.

Il concerto

Non tre, ma cinque "tubi", stasera: si sono aggiunti violoncellista e tastierista. E' una buonissima notizia, perchè così a Gulino rimane il microfono e qualche ritocco alla voce, lasciandolo a fare quel che sa fare benissimo, senza che si cimenti pure nell'arte del "suono strano" con l'effettiera (maledetta) che gli ho sempre visto davanti le altre volte.
I Marta sono bravi, mi hanno sempre impressionato dal vivo, fin dalla prima volta (inizio 2004?) che li vidi a Roma, di supporto a Moltheni. Questa sera riescono anche ad essere più "ordinati", meno caciaroni, più focalizzati. E lo spettacolo ci guadagna ulteriormente.
Il live presenta tutto il nuovo album, concedendo poco al passato: "c'è gente che deve dormire" è rappresentato dalla sola "l'abbandono", mentre di "muscoli e dei" sono proposte la title track, la sempre bella"post" (con intro cantata e più preparata del solito), la sempre stupenda "vecchi difetti" e una "stitichezza cronica" parzialmente improvvisata (con Gulino che canta sui titoli del giorno di Repubblica: erano anni che speravo la facesse così). Tutto funziona benissimo. La stessa uffi, che mi ha accompagnato "al buio", senza conoscere la band, si diverte, ride alle trovate teatrali del front man e si complimenta con me, a fine serata, per averla portata a vedere qualcosa di finalmente diverso dai soliti rockettari "a la Elvis" che le ho propinato negli ultimi tempi. Prima o poi riuscirò a convincerla su Jon Spencer, ma questa è un'altra storia.
Piccolo appunto per chiudere: "Sushi&Coca", dall'ultimo lavoro, diviene, romanizzandosi, "Preti&Sorca": divertente, sì, anche se banalizza l'originale, perchè i versi sono meno meditati (e quindi poco adatti alla capitale, per non parlare delle parti non modificate che non c'azzeccano proprio nulla). Bella l'idea, comunque (anche se sa un pò di ruffiano).

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