venerdì 19 dicembre 2008

That's all folks - ultima mattina

Sembra non ci sia nessuno, qui dal cliente. O quasi, per lo meno. Le feste si avvicinano ed io pure.
C'è ancora un ultimo xls da mandare, a colazione ho comunicato la "notizia-non-notizia" agli altri, abbiamo parlato un pò del perchè volessi andarmene, anche se lo sapevamo tutti.
BigJohn (nome d'arte ma anche no), mentre tornavamo in stanza, mi ha confidato di essere in una situazione simile alla mia: ficcato a forza in un contesto diametralmente opposto da quello a cui è abituato. Ha sussurrato che la mia fuga dal progetto l'ha scosso: in senso meramente fisico, è come se l'avesse fatto vibrare in concordanza di fase. Purtroppo non avevo molto da dirgli, perchè da oggi le nostre strade divergono: a lui rimarrà questa stanza e questi documenti abnormi, io lascerò la via vecchia per la nuova. In bocca al lupo, BigJohn.

La giornata parte con la Colombo, la rituale fila ai semafori, i Cajun Dance Party che sfociano nell'ultimo dei Lowgold, la macchina parcheggiata e qualche istante per sorseggiare pagine dall'ultimo, fenomenale Gipi.

Ora sono qui, parte l'online news browsing(TM).

Il bue che dice all'asino cornuto. Cioè, mi si scusi, davvero il Vaticano accusa un altro ente di voler "entrare nella vita personale di ognuno"? Ma che vuole, l'esclusiva? Perchè non dovremmo studiare l'educazione civica a scuola? Perchè non dovremmo conoscere i principi della convenzione sociale in cui siamo inseriti? Davvero non capisco, deve sfuggirmi qualcosa, oppure qui c'è gente che pensa che la laicità degli stati occidentali (cfr. per l'Italia: art. 7 e magari anche art. 8 della costituzione) è sbagliata e ci si deve avviare verso un modello teocratico ufficializzato. Domani cosa? Le crociate, edizione 2010?
Meno male che c'è qualcuno che dimostra di coniugare fede e cervello, di non affrontare la realtà con le pericolose semplificazioni al limite del pubblicistico che la gerarchia sembra applicare: la Repubblica dedica un articolo ai cosiddetti preti di frontiera e al loro messaggio per Eluana: "Difendere le scelte della ragazza". Sì ragazzi, dai!

Il ponte sullo stretto: parte della documentazione sembra sia stata redatta su quaderni scritti a mano. Con tanto di calcoli e disegni, persino i disegni... Fantastico. Il resto è ordinaria amministrazione italica, con Ian Firth (uno degli ingegneri chiamati a controllare la congruità del lavoro) chief operating officer della Flint & Neill, società di recente fusa proprio con la Cowi, che sarebbe la ditta che ha confezionato il progetto. Ma al di là di tutto, c'è questa immagine scomoda che continua a farmi prudere la nuca, manco avessi il senso di ragno: un ponte in mezzo a strade dissestate e ferrovie antebelliche. E' forse un simbolo postumo perfetto per la controversissima gestione meridionale della prima repubblica, quella delle cattedrali nel deserto, appunto.

Per la serie "spettacoli&cultura", grande successo per Federica Bosco, autrice dell'interessantissima parabola esistenziale di una donna sola a New York. Una donna che aspira ad un'esistenza seria, normale "e perchè no, anche divertente". Una donna che cade nella trappola dell'amore, uno di quegli amori che sembrano grandi e poi si rivelano finte tremende. Un donna che si trova a fronteggiare "potenti datori di lavoro cinici come ghiaccio e voraci come squali". No dico, stiamo scherzando? E' davvero questa la trama?
Ora, non voglio dir nulla perchè non ho mai letto una riga della Bosco. Però cazzo (e perdonate il fottutissimo francese), è possibile che nel 2008 si sentano i seguenti titoli per altrettanti romanzi: "Mi piaci da morire", "Cercasi amore disperatamente", "L'amore non fa per me", "L'amore mi perseguita"? E' possibile che merce del genere frutti 300.000 copie vendute e una traduzione in otto minchia di lingue? E soprattutto, è possibile che tutto ciò sia inserito alla voce "cultura"?
Lo so, sono irrispettoso nei confronti del lavoro di un'altra persona, anzi, lo dico qui ed ora, sono invidioso, ma invidioso a bestia.

Mmah, vabeh. La pausa pranzo si avvicina, sia reso grazie all'implacabile scorrere del tempo.

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